“SEESHORE AT THE SEASHORE” GIVENCHY PRET A PORTER AUTUNNO/INVERNO 2001-2002

“SEESHORE AT THE SEASHORE” GIVENCHY PRET A PORTER AUTUNNO/INVERNO 2001-2002 è una collezione molto intimista che gioca con la sovrapposizione di cappotti, tailleur, maglie e camicie dai colori naturali come il verde, il cammello e il grigio che sono ravvivati da tocchi d’oro e di rosa.

Le sale della Maison Givenchy si trasformano in grandi capanni da spiaggia con doghe di legno chiaro con l’effetto di essere state scolorite dalle intemperie.

La scenografia come spazio liminale

La scelta di trasformare il rigido salone parigino in un capanno da spiaggia non è solo decorativa.

Quel legno scolorito dal sale e dal tempo suggerisce l’erosione, il lento consumarsi di un rapporto artistico.

La sfilata diventa un luogo di passaggio, un confine geografico e mentale tra il mondo istituzionale della couture e l’orizzonte aperto e selvaggio a cui McQueen stava per tornare.

I passi delle modelle sono attutiti dal sottofondo che mima lo sciabordio delle onde. Il trucco delle indossatrici è nude, quasi come se fossero struccate.

GIVENCHY PRET A PORTER AUTUNNO/INVERNO 2001-2002
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Bustier di tulle a vista, motivi Principe di Galles e corsetti in pelle modellata sono il richiamo alla precedente sfilata di Haute Couture.

La decostruzione del corsetto

Riprendendo le intuizioni dell’Haute Couture, McQueen trasforma il corsetto da strumento di costrizione a scultura di pelle modellata.

In questa collezione, l’intimo non è più nascosto, ma diventa l’ossatura esterna dell’abito.

È la metafora definitiva di questo periodo in Givenchy: l’idea di voler portare a galla, in modo crudo e trasparente, tutto ciò che la moda di lusso solitamente preferiva celare sotto le apparenze.

Tailleur a a righe larghe rievocano i blazer da cricket inglesi, il tweed grigio e il Principe di Galles, sono impreziositi da motivi floreali ricamati o a stampa.

Il contrasto tra rigore ed erosione

L’uso del Principe di Galles e dei motivi floreali crea un corto circuito estetico affascinante: la compostezza borghese viene “sporcata” dall’estro creativo del designer.

McQueen fonde l’eleganza britannica delle origini con una fragilità quasi decomposta, dove piume e pizzo agiscono come detriti marini che fluttuano sulla struttura solida del tailleur, rendendo la figura femminile non più un manichino, ma una creatura organica emersa dagli abissi.

Il rigore sartoriale e l’essenza più flou si fondono dando vita ad abiti pantalone con strascichi di piume o di pizzo che evolvono poi in completi camicia e cravatta portati su gonne svasate con volant, in pelle o crepe georgette.

Questa è l’ultima collezione per Givenchy, Alexander McQueen esce per il saluto al pubblico con il naso dipinto di rosso e tenendo in braccio il suo figlioccio.

Dedica questa sfilata a “tutti coloro che in questi quattro anni e mezzo hanno lavorato con me da Givenchy”

Il Prêt-à-Porter di McQueen per Givenchy è stato un esperimento audace di democrazia del lusso.

“SEESHORE AT THE SEASHORE” GIVENCHY PRET A PORTER AUTUNNO/INVERNO 2001-2002 Un finale di umana fragilità

Quel naso dipinto di rosso e la presenza del figlioccio tra le braccia rompono definitivamente la quarta parete tra designer e spettatore. Non è il saluto di un direttore creativo che si inchina alla Maison, ma quello di un uomo che rivendica la propria umanità. Il rosso sul viso – colore del pericolo, della vergogna o della passione – è l’ultimo marchio indelebile che McQueen lascia sulla casa di moda, trasformando il suo addio in una performance di rara, commovente sincerità.

Oltre l’abito, c’è la leggenda.

La mente di Alexander McQueen era un labirinto di genio, dolore e bellezza rivoluzionaria.

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🔗 Leggi la biografia completa: L’enfant prodige della moda: Alexander McQueen

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Una firma indelebile nell’immaginario collettivo

La collezione resta nel mito perché segna l’istante in cui la moda smette di essere “prodotto” per tornare a essere pura espressione dell’Io.

In questa passerella, McQueen non ha solo chiuso un capitolo; ha stabilito le coordinate della sua evoluzione futura, dimostrando che il talento, quando soffocato, non svanisce, ma esplode con una violenza estetica che nessuno può ignorare.

È il testamento di un visionario che ha preferito fallire secondo i propri termini piuttosto che trionfare all’interno di una gabbia dorata.

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