“IT’S ONLY A GAME” la sfilata Alexander McQueen SS 2005 con silhouette che alternano elementi avveniristici e onirici, trasforma la passerella in una scacchiera dove si gioca una partita simbolica e la moda diventa sia strategia che atto di resistenza
Il Palais Omnisports de Paris-Bercy è la location che ospita la collezione.
Il concept che guida IT’S ONLY A GAME è la rappresentazione del contrasto tra la cultura della moda occidentale e quella orientale, mentre il film gotico australiano, Picnic ad Hanging Rock del 1975, ha fornito l’ispirazione fortemente edoardiana riconoscibile in tutto lo show.
IT’S ONLY A GAME-ALEXANDER MCQUEEN: Un viaggio nell’estetica della sfida
La produzione creativa di Alexander McQueen non è mai stata una semplice esposizione di capi di abbigliamento.
È, sin dagli esordi, una complessa architettura di concetti, provocazioni e una profonda indagine sulla natura umana.
Quando riflettiamo sul tema che guida la sfilata IT’S ONLY A GAME, ci rendiamo conto di come lo stilista inglese intendesse la moda come una scacchiera in continua evoluzione, un terreno dove le regole vengono scritte per essere infrante, messe in discussione o totalmente riscritte.
Questo approccio ludico, ma profondamente tragico e serio, ha trasformato ogni sua sfilata in un momento di rottura rispetto al panorama del tempo.
La moda come scacchiera concettuale
Per Alexander McQueen, il design era un esercizio di intelligenza e precisione.
Dire IT’S ONLY A GAME significa riconoscere la capacità dello stilista di non prendersi mai troppo sul serio, nonostante il peso emotivo dei suoi temi.
C’era sempre una dose di ironia dissacrante nel modo in cui univa l’alta sartoria a materiali inaspettati, come legno, metallo o ossa.
La passerella diventava un’arena in cui il gioco consisteva nel testare i limiti dell’accettabile.
Questa prospettiva, quasi agonistica, rendeva il suo lavoro vibrante e pericoloso, portando il pubblico a guardare oltre il vestito, verso una narrazione più ampia.
La passerella, inizialmente, è bianca e le modelle, dopo aver sfilato, prendono posizione una dietro l’altra formando sei file.
Il pavimento si trasforma in una grande scacchiera dove le indossatrici sono le pedine.
La coreografia finale della partita a scacchi è curata dal ballerino Les Child, mentre l’ispirazione è una scena del film “Harry Potter e la pietra filosofale” del 2001.
Il gioco della manipolazione delle forme
Analizzando il percorso creativo che porta al concetto di IT’S ONLY A GAME, emerge con chiarezza l’abilità magistrale nel manipolare la silhouette.
Alexander McQueen giocava costantemente con le proporzioni, trasformando il corpo in un oggetto scultoreo.
Se la moda è un gioco, le sue regole imponevano di alterare la percezione della fisicità: spalle iper-strutturate, vite da vespa, volumi che sfidavano la gravità.
Ogni capo era una mossa studiata, un pezzo in una partita a scacchi dove il nemico era il conformismo.
Non si trattava di vestire la donna, ma di darle un’armatura, un mezzo per giocare una partita personale contro le aspettative della società.
I colori della collezione sono principalmente tenui: viola, lilla, rosa primula, rosa antico e un verde pallido noto come “Eau de Nil”.
Le linee sono romantiche con silhouette più giovanili come i babydoll e le gonne corte a balze.
Appaiono anche le uniformi scolastiche, in una rivisitazione, nei toni del grigio con blazer aderenti, camicie bianche, gonne corte o pantaloni al polpaccio.
Pizzo, colletti alti e aderenti, silhouette a clessidra, pieghe verticali e nette, rappresentano l’influsso della moda edoardiana della collezione.
Con il broccato Alexander McQueen dà struttura agli abiti, usa il grosgrain, in larghezza all’esterno dei look, come chiusura in vita.
Gli inserti di tessuto godet aggiungono volume alle gonne.
Non mancano, poi, i corpetti attillati, gli abiti in stile impero in chiffon con stampe floreali e gonne con i fianchi larghi.
Il finale, con la partita a scacchi, vuole rappresentare lo scontro culturale tra Oriente e Occidente.
Molti i riferimenti alla cultura giapponese che ritroviamo negli ampi colli, nelle fasce che rievocano i kimono e la cintura Obi, nell’uso della seta come materiale tessile.
I ricami e le grafiche simulano i colorati tatuaggi giapponesi, o incorporano motivi tradizionali come la carpa koi.
L’equipaggiamento sportivo del football mostra, invece, l’influenza contemporanea americana.
Caschi e spalline, tipici di questo sport, si accostano alla cultura del motocross con le tute che mostrano una grande Q sul petto.
ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET
ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET
ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET
L’aspetto performativo e il rischio
Nelle collezioni che incarnano la filosofia IT’S ONLY A GAME, la sfilata non era mai un evento statico.
C’era il rischio, l’elemento di imprevedibilità che rendeva tutto elettrizzante.
Alexander McQueen sapeva che il pubblico cercava quello stupore, quella tensione sottile che si prova quando si capisce che la posta in gioco è alta.
Che si trattasse di robot che spruzzavano vernice o di ologrammi che si dissolvevano, l’elemento performativo serviva a ricordare allo spettatore che tutto ciò che stava vedendo — pur essendo esteticamente sublime — era, appunto, un “gioco” ad altissimo livello.
La dualità tra serietà e gioco
C’è una dicotomia affascinante nel considerare IT’S ONLY A GAME.
Da un lato, una meticolosità artigianale che rasenta l’ossessione, segno di un rispetto reverenziale per la tecnica sartoriale classica.
Dall’altro, il desiderio di demistificare il lusso, di smontarlo, di trattare le convenzioni dell’alta moda con un distacco cinico.
Con IT’S ONLY A GAME l’intento di ALEXANDER MCQUEEN è quello di far capire al pubblico che l’arte può essere seria, ma la sua esecuzione può essere giocosa, quasi beffarda.
Questa capacità di stare in equilibrio tra il sacro e il profano ha reso il suo stile immortale.
L’eredità nel panorama contemporaneo
Oggi, guardando alle collezioni che continuano a seguire questo spirito, comprendiamo quanto fosse preveggente il monito di IT’S ONLY A GAME.
In un’epoca dove l’immagine è tutto, lo stilista ci ha insegnato a guardare oltre la superficie dell’apparenza, a comprendere che, dietro ogni scatto, ogni post e ogni passerella, c’è una strategia, una scelta consapevole.
Mantenere vivo questo approccio significa dare valore al design come strumento di analisi critica, trasformando la ricerca estetica in un atto di pensiero attivo.
Conclusione: oltre il gioco
In definitiva, l’insegnamento più grande di questa visione è la libertà.
Con IT’S ONLY A GAME, ALEXANDER MCQUEEN invita a sperimentare, a osare, a considerare il proprio stile come un modo per partecipare al grande gioco della vita senza timore di perdere.
La bellezza, se vissuta con la consapevolezza di McQueen, non è mai una prigione, ma un’opportunità di espressione continua.
Come in ogni gioco che si rispetti, ciò che conta davvero non è solo il risultato finale, ma l’intensità e la passione con cui si decide di scendere in campo.
