Seán McGirr: il percorso creativo da Alexander McQueen (2023–2026)

Seán McGirr ha guidato la direzione creativa di Alexander McQueen dal 2023 al 2026, subentrando a Sarah Burton e confrontandosi con l’eredità di una delle figure più influenti della moda contemporanea.

La sua nomina ha aperto una nuova fase nella storia della Maison, caratterizzata dal tentativo di mettere in dialogo la tradizione sartoriale, l’immaginario sviluppato da Lee Alexander McQueen e i riferimenti alla cultura giovanile, alla musica e alla vita urbana che attraversano il percorso dello stilista irlandese.

Attraverso le collezioni presentate durante il suo incarico, è possibile osservare come Seán McGirr abbia interpretato il patrimonio creativo della Maison, recuperandone alcuni elementi e cercando al tempo stesso di costruire un linguaggio personale.

Questa pagina ne ripercorre la formazione, le esperienze professionali e il lavoro svolto per McQueen, seguendo l’evoluzione delle sue proposte fino alla conclusione dell’incarico, annunciata nell’ottobre 2026.

La carriera

Nato a Dublino nel 1988, Seán McGirr cresce in Irlanda, in un ambiente familiare lontano dal sistema della moda. Il suo interesse per l’abbigliamento nasce attraverso la musica, il cinema e le culture giovanili, mentre i primi esperimenti sartoriali prendono forma modificando abiti vintage e adattando la propria uniforme scolastica.

Un ruolo importante in questo avvicinamento alla costruzione dell’abito è svolto dalla nonna, che aveva lavorato come vetrinista negli anni Cinquanta e Sessanta.

Trasferitosi a Londra, studia alla Central Saint Martins, dove incontra Louise Wilson, docente di fashion design che contribuisce alla formazione di numerosi stilisti della moda contemporanea. Grazie anche a una borsa di studio, nel 2014 consegue un Master of Arts in Fashion.

Per la collezione di diploma realizza una serie di capi in denim disegnati con una penna a sfera, ispirandosi ai giovani che frequentavano Piccadilly e al personaggio interpretato da River Phoenix nel film Belli e dannati (1991) di Gus Van Sant. L’intera collezione viene acquistata dalla boutique giapponese Candy Nippon.

Le prime esperienze professionali comprendono incarichi come assistente presso Burberry e Vogue Hommes Japan. Tra il 2014 e il 2018 lavora negli uffici creativi di Uniqlo, tra Tokyo e Parigi, collaborando alle collezioni maschili sotto la guida di Christophe Lemaire. Successivamente si trasferisce ad Anversa, dove entra nell’ufficio stile donna di Dries Van Noten, prima di tornare a Londra nel 2020 per unirsi a JW Anderson. Qui assume inizialmente la responsabilità delle collezioni maschili, estendendo in seguito il proprio incarico al prêt-à-porter femminile.

Il 3 ottobre 2023 il gruppo Kering annuncia la sua nomina a direttore creativo di Alexander McQueen, in successione a Sarah Burton. McGirr diventa così il primo stilista a guidare la Maison senza aver lavorato direttamente con il fondatore. Il debutto avviene a Parigi nel marzo 2024, con la collezione Autunno/Inverno 2024–2025.

Il debutto da McQueen – Autunno/Inverno 2024–2025

Prima ancora della presentazione della sua prima collezione per Alexander McQueen, Seán McGirr anticipa alcuni elementi del proprio orientamento creativo attraverso una campagna realizzata nel febbraio 2024 dall’artista Tommy Malekoff.

Protagoniste sono Debra Shaw e Frankie Rayder, due modelle che avevano già partecipato alle sfilate di Lee Alexander McQueen, fotografate in un paesaggio boschivo mentre indossano maschere metalliche a forma di teschio. La campagna recupera anche una versione del logo originariamente disegnato dal fondatore, riconoscibile per la piccola lettera «c» inserita all’interno della «Q».

Nell’intervista rilasciata a Nicole Phelps per Vogue, Seán McGirr spiega di aver voluto recuperare le suggestioni gotiche della Maison attraverso immagini volutamente dirette, nelle quali convivono aggressività e una componente quasi giocosa. Le reazioni contrastanti suscitate dalla campagna vengono accolte dallo stilista come parte di quella capacità di provocare emozioni che riconosce nell’opera di McQueen. Il suo intento, tuttavia, non è riprodurre l’immaginario del fondatore, ma trasferirne alcune caratteristiche in un linguaggio rivolto a una nuova generazione.

La collezione viene presentata il 2 marzo 2024 al SEGRO Centre Paris Les Gobelins, uno spazio industriale ricavato dall’ex scalo ferroviario nel XIII arrondissement di Parigi. L’ambiente, ancora segnato dalla propria destinazione originaria, restituisce un’atmosfera essenziale e severa. Le coperte verde acido distribuite agli spettatori, necessarie per ripararsi dal freddo, introducono una nota cromatica inattesa in uno scenario dominato dal cemento e dalle strutture industriali.

Il principale riferimento dichiarato da Seán McGirr è The Birds, la collezione Primavera/Estate 1995 di Alexander McQueen. A interessarlo non è soltanto l’estetica di quella sfilata, ma soprattutto il modo in cui il fondatore aveva modificato forme sartoriali riconoscibili, alterandone proporzioni, volumi e costruzione. Una spalla eccessivamente pronunciata, un bavero sollevato o un capo sottoposto a una tensione insolita diventano il punto di partenza per esplorare il rapporto tra controllo e deformazione dell’abito.

La prima uscita introduce immediatamente questo principio attraverso un abito nero in jersey laminato, aderente al corpo e costruito in modo da comprimere la figura, limitandone apparentemente la libertà di movimento. È una silhouette che stabilisce uno dei temi centrali della collezione: la tensione tra la struttura dell’indumento e il corpo che lo indossa.

La sartoria conserva un ruolo importante. Giacche dalle spalle marcate, completi gessati e lunghi cappotti in pelle presentano linee generalmente allungate, mentre cinture e fasciature intervengono a modificare le proporzioni. Alcuni impermeabili stringono la vita attraverso elementi avvolgenti; altri capi accostano superfici lisce e rigorose a inserti più voluminosi in shearling, introducendo un contrasto tra la precisione del taglio e la consistenza irregolare dei materiali.

Questa contrapposizione attraversa anche i capi più elaborati, come il bomber in pelle nera ricoperto di borchie, gli abiti con inserti ricamati e applicazioni brillanti, il corsetto in cavallino beige e il trench con maniche in pelle nera. Le superfici diventano parte integrante della costruzione visiva dell’abito, alternando materiali compatti, lavorazioni decorative ed elementi volutamente dissonanti.

Accanto alla sartoria compare una maglieria dalle proporzioni fortemente amplificate. Seán McGirr recupera le lavorazioni a trecce della tradizione irlandese, ma ne modifica la scala, trasformando maglioni e abiti in volumi che sembrano avvolgere completamente il corpo.

Alcuni colli si ripiegano su se stessi formando strutture tubolari, mentre altri, particolarmente alti e consistenti, arrivano a nascondere quasi interamente la testa. La lana e il mohair accentuano questa sensazione di ingombro, creando silhouette che si allontanano dalle proporzioni abituali dell’abbigliamento.

La collezione comprende anche capi più vicini al guardaroba quotidiano, come maglie trompe-l’œil, cardigan, gonne e pantaloni, nei quali gli interventi di Seán McGirr riguardano soprattutto il modo di accostare materiali e volumi. Gli accessori contribuiscono a definire questo immaginario, in particolare gli stivali che riproducono la forma degli zoccoli equini, un riferimento anche alla cultura dei Traveller irlandesi e al rapporto con i cavalli che caratterizza alcune loro comunità.

La sfilata si conclude con tre abiti scultorei dalle superfici metalliche, modellati attraverso strutture rigide che richiamano le forme delle carrozzerie automobilistiche. È un riferimento che introduce un elemento autobiografico: il padre di McGirr lavorava come meccanico e l’interesse per le automobili aveva rappresentato uno dei primi terreni di condivisione tra i due. Questi abiti, più vicini a oggetti tridimensionali che a indumenti convenzionali, portano all’estremo la ricerca sulla trasformazione della silhouette.

Nel suo insieme, il debutto mostra una particolare attenzione alla compressione, all’alterazione delle proporzioni e all’incontro fra sartoria tradizionale e sperimentazione materica. Seán McGirr si avvicina al patrimonio della Maison attraverso alcuni riferimenti riconoscibili, ma introduce anche elementi provenienti dalla propria esperienza culturale e professionale, delineando le prime caratteristiche del suo lavoro per McQueen.

La ricezione del debutto

Alla vigilia della sua prima sfilata per Alexander McQueen, Seán McGirr aveva dichiarato a Nicole Phelps, in un’intervista pubblicata su Vogue il 2 marzo 2024, di voler proporre una moda capace di suscitare emozioni senza necessariamente ricorrere alla tristezza o alla cupezza. L’intenzione era quella di conservare la forza provocatoria associata alla Maison, introducendo una componente più ottimistica e vicina alla sensibilità delle nuove generazioni.

La presentazione della collezione Autunno/Inverno 2024–2025 suscita reazioni contrastanti, inevitabilmente influenzate dalle aspettative che accompagnano il primo direttore creativo della Maison privo di un rapporto professionale diretto con Lee Alexander McQueen. Il confronto con il fondatore e con il lungo lavoro di Sarah Burton costituisce uno dei temi ricorrenti nelle recensioni, ma non esaurisce le questioni sollevate dalla sfilata.

Su Vogue Runway, Sarah Mower osserva come la proposta di Seán McGirr introduca una presenza più marcata dell’abbigliamento legato alla strada e alla cultura dei club, allontanandosi in parte dalla dimensione spettacolare e dagli abiti da red carpet che avevano caratterizzato alcune delle stagioni precedenti. La giornalista invita tuttavia alla cautela, sottolineando quanto sia difficile comprendere pienamente il linguaggio di uno stilista attraverso una sola collezione, soprattutto quando si tratta di una figura non ancora conosciuta dal grande pubblico.

Più severa è la lettura di Ana Colón su Fashionista, che individua una distanza tra le intenzioni espresse da McGirr e alcuni risultati formali della collezione. La costruzione di abiti che comprimono il corpo, limitano il movimento o ne modificano radicalmente le proporzioni solleva interrogativi sulla loro vestibilità e sulla coerenza complessiva della proposta. La giornalista riconosce comunque alcuni elementi interessanti, soprattutto nei capispalla e nelle lavorazioni della pelle.

Una valutazione differente emerge dalla recensione di Angela Baidoo per The Impression, nella quale la scelta di recuperare una dimensione più sperimentale e aggressiva viene interpretata come un segnale positivo. Secondo questa lettura, McGirr non tenta semplicemente di riprodurre il patrimonio storico della Maison, ma comincia a definire una propria direzione creativa attraverso la deformazione delle silhouette, la sperimentazione dei materiali e un diverso rapporto con l’immaginario giovanile.

Queste interpretazioni mostrano come il debutto abbia sollevato una questione destinata ad accompagnare l’intero incarico di McGirr: fino a che punto un direttore creativo può trasformare il linguaggio di una Maison profondamente legata alla personalità del fondatore, conservandone la riconoscibilità senza limitarne le possibilità di evoluzione? Nel marzo 2024 la risposta rimaneva necessariamente aperta, affidata alle collezioni successive e alla progressiva definizione del suo lavoro.

Collezione Primavera/Estate 2025 – La Banshee

Per la Primavera/Estate 2025, Seán McGirr torna a confrontarsi con l’immaginario di Alexander McQueen attraverso la figura della Banshee, creatura femminile del folklore irlandese il cui lamento, secondo la tradizione, annuncia la morte.

Il riferimento è alla collezione Banshee Autunno/Inverno 1994–1995 del fondatore, ma possiede anche una dimensione autobiografica: Seán McGirr ricorda i racconti ascoltati dalla madre durante l’infanzia in Irlanda e interpreta questa figura non soltanto come una presenza inquietante, ma come un’espressione di forza, sensibilità e libertà.

La sfilata si svolge all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, in un ambiente attraversato da una leggera foschia che accentua l’atmosfera sospesa della presentazione. La collezione sviluppa un dialogo tra la precisione della sartoria britannica e la leggerezza di tessuti lavorati fino ad assumere un aspetto fragile, quasi consumato.

Le silhouette conservano una costruzione definita, ma vengono alterate attraverso spalle rialzate, giacche avvolte intorno al busto e revers ripiegati, come se gli abiti fossero trattenuti contro il corpo. Le camicie recuperano le tradizioni della camiceria inglese, reinterpretandole attraverso colletti allungati e forme sinuose, mentre i completi sartoriali si accompagnano ad abiti trasparenti e a capi che richiamano il romanticismo vittoriano.

Particolare attenzione viene riservata alla lavorazione dei materiali. Lo chiffon di seta bianca viene manipolato e organizzato in sottili plissettature a raggiera, mentre il crêpon di seta, leggerissimo e arricciato, si inserisce nella struttura più compatta della gabardine di lana. Organza e chiffon vengono lavati, sfilacciati e modellati a mano, creando superfici irregolari che sembrano sul punto di disfarsi. Il pizzo, lavorato fino a ricordare una ragnatela, viene intrecciato alla seta spazzolata, accentuando il contrasto tra la precisione della costruzione e l’apparente fragilità dell’abito.

Queste lavorazioni assumono un significato particolare nel rapporto con la figura della Banshee. Nell’atelier McQueen viene sviluppata una tecnica di manipolazione dell’organza, successivamente documentata dalla Maison con il nome Banshee Hair: il tessuto viene delicatamente lavorato con un pettine a denti fini e massaggiato a mano, fino a produrre sottili filamenti che ricordano ciocche di capelli. Il procedimento traduce così un elemento della leggenda irlandese in una soluzione tessile concreta, trasformando il riferimento narrativo in parte integrante dell’abito.

La palette cromatica è dominata dall’avorio, dal grigio argentato e dal nero, interrotti da tonalità più accese di giallo, arancione e rosa. Le superfici leggere dello chiffon e dell’organza si contrappongono alla consistenza della pelle, mentre alcune giacche dorate sono caratterizzate da elaborate applicazioni metalliche e ricami. La collezione alterna quindi un’immagine eterea e romantica a una costruzione più severa, nella quale i riferimenti vittoriani convivono con dettagli contemporanei.

La figura femminile che emerge da questa alternanza non è semplicemente un’apparizione fragile o malinconica. Gli abiti mantengono una presenza fisica definita, sottolineata dalle spalle, dalla costruzione del busto e dall’impiego di materiali che modificano la percezione del corpo. Anche gli accessori e i gioielli riprendono alcuni elementi della leggenda, in particolare il pettine d’argento tradizionalmente associato alla Banshee.

La sfilata si conclude con un abito attraversato da sottili catene e ricami argentati che seguono le linee del corpo, prolungandosi fino a coprire parzialmente il volto della modella. I filamenti metallici creano una superficie mobile e luminosa, evocando i capelli della creatura mitologica mossi dal vento. È una conclusione nella quale l’ornamento non costituisce soltanto un elemento decorativo, ma contribuisce a trasformare l’intera silhouette.

Con questa seconda collezione Seán McGirr approfondisce il rapporto tra costruzione sartoriale, sperimentazione tessile e immaginario personale, sviluppando una proposta nella quale il riferimento al patrimonio storico della Maison si intreccia con le proprie origini culturali.

Collezione Autunno/Inverno 2025–2026 – Il nuovo dandismo

Per l’Autunno/Inverno 2025–2026, Seán McGirr esplora il dandismo, reinterpretando una figura che, soprattutto nell’Inghilterra dell’Ottocento, aveva fatto dell’abbigliamento, della cura di sé e dell’eleganza un mezzo di affermazione personale. Il suo interesse si concentra sul carattere anticonformista del dandy, capace di utilizzare l’abito per mettere in discussione le convenzioni sociali e i confini tradizionali dell’identità di genere.

Tra i riferimenti culturali della collezione compare Oscar Wilde, scrittore irlandese e figura centrale dell’estetismo britannico, insieme a Night Walks (1860) di Charles Dickens, un racconto delle sue passeggiate notturne attraverso Londra. Da questo immaginario emerge una figura contemporanea che attraversa la città con un’eleganza ricercata, nella quale il romanticismo vittoriano incontra una sensibilità più urbana e sovversiva.

La sfilata si svolge nella Galerie de Géologie et de Minéralogie del Jardin des Plantes di Parigi, parte del Museo Nazionale di Storia Naturale francese. L’ambiente ottocentesco, con le sue collezioni di minerali e l’architettura monumentale, accoglie un’installazione ideata dallo scenografo britannico Tom Scutt: un portale metallico e specchiante, attraversato da una luce color tungsteno, dal quale emergono le modelle. L’allestimento suggerisce un passaggio tra epoche differenti, introducendo il dialogo tra memoria storica e contemporaneità che caratterizza la collezione.

La sartoria occupa una posizione centrale. Giacche dalle spalle rialzate e leggermente compresse, busti aderenti e vite strettamente segnate costruiscono silhouette allungate, nelle quali la precisione del taglio viene accentuata attraverso proporzioni volutamente esasperate. I completi in lana e seta nera richiamano la tradizione sartoriale britannica di Savile Row, mentre gli alti colletti plissettati introducono riferimenti all’abbigliamento storico e all’immaginario gotico.

Seán McGirr interviene anche sulle strutture del corsetto, trasferendone alcuni elementi all’esterno dei capi. Nei cappotti in doppio tessuto di lana e cashmere, le costruzioni che normalmente sostengono e modellano il busto diventano dettagli visibili, modificando il rapporto tra superficie e struttura dell’indumento. Anche la sartoria maschile recupera riferimenti alle uniformi militari, rielaborandoli attraverso tessuti dalla trama accentuata e proporzioni più compatte.

A questa costruzione rigorosa si contrappongono materiali fluidi e superfici elaborate. Sete leggere, pizzi floreali e tessuti dai bordi lasciati irregolari accompagnano giacche e capispalla strutturati, mentre gli abiti lunghi e drappeggiati introducono un movimento più morbido. La palette, inizialmente dominata dal nero, si apre progressivamente al viola, al fucsia, al lilla e al verde, con accostamenti che interrompono la severità delle prime uscite.

L’ornamento assume un ruolo altrettanto importante. Ricami dorati, applicazioni metalliche, cristalli e lavorazioni jacquard arricchiscono cappotti, abiti e accessori. Tra i motivi ricorrenti compare il girasole, fiore associato al movimento estetico ottocentesco e alla figura di Oscar Wilde. Seán McGirr lo ripropone attraverso ricami, borchie, perle e intrecci metallici, trasformandolo in un elemento decorativo che attraversa materiali e tipologie di capi differenti.

Anche gli accessori partecipano alla costruzione di questo nuovo dandismo. Gli stivali dalle punte particolarmente allungate richiamano le calzature medievali, mentre i cappelli neri disegnati da Philip Treacy, celebre modista irlandese, introducono forme geometriche che nascondono parzialmente il volto. Maschere decorate con cristalli, gioielli elaborati e borse in pelle contribuiscono a costruire figure sospese tra esibizione e mistero.

Il risultato è una collezione nella quale Seán McGirr approfondisce le possibilità della sartoria McQueen, mettendo in relazione costruzione storica, ornamento e trasformazione dell’identità attraverso l’abito. Il dandismo non viene quindi recuperato soltanto come repertorio di forme ottocentesche, ma come atteggiamento individuale, nel quale l’eleganza diventa uno strumento di espressione personale.

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Collezione Primavera/Estate 2026 – Tra ordine e istinto

Per la Primavera/Estate 2026, Seán McGirr esplora il rapporto tra disciplina e desiderio, tra le regole imposte dalla società e gli impulsi che sfuggono al controllo. La collezione prende ispirazione da The Wicker Man (1973), film diretto da Robin Hardy e appartenente al genere folk horror, nel quale un poliziotto profondamente religioso giunge su un’isola scozzese per indagare sulla scomparsa di una bambina, entrando progressivamente in conflitto con una comunità legata ad antichi rituali pagani.

Seán McGirr aveva scoperto il film durante gli studi alla Central Saint Martins, attraverso una selezione di opere cinematografiche suggerite dalla docente Louise Wilson. Lo stesso film compare tra i materiali di ricerca conservati nell’archivio di Alexander McQueen, stabilendo un collegamento tra gli interessi culturali del fondatore e quelli del nuovo direttore creativo.

La sfilata, la prima dedicata esclusivamente al guardaroba femminile durante la direzione di McGirr, si svolge in un ambiente ideato dallo scenografo britannico Tom Scutt. Grandi strutture ispirate agli alberi del maggio, tradizionalmente utilizzati nelle celebrazioni popolari legate alla primavera e alla fertilità, sono realizzate con vegetazione naturale e migliaia di metri di nastri in juta. L’allestimento richiama un luogo cerimoniale, mentre la colonna sonora originale del musicista e produttore A. G. Cook alterna sonorità acustiche, richiami alla natura e ritmi elettronici.

La collezione si apre attraverso una reinterpretazione delle uniformi militari, nelle quali McGirr individua una rappresentazione visiva dell’ordine e della disciplina. Le giacche conservano una costruzione sartoriale precisa, ma vengono alterate attraverso tasche applicate in posizioni inattese, revers deformati e tagli che interrompono la simmetria tradizionale. Le camicie sono strette in vita, mentre alcuni capi presentano aperture sulla schiena o dettagli che lasciano scoperta parte del corpo.

Le strutture delle uniformi vengono progressivamente scomposte e trasferite ad altre tipologie di indumenti. Tasche, finiture e tessuti militari compaiono su abiti a bustier, gonne e capi dalle proporzioni ridotte. La precisione del taglio rimane evidente, ma la costruzione sembra perdere gradualmente la propria rigidità, accompagnando il passaggio dall’ordine verso una maggiore libertà del movimento.

Un elemento centrale è il ritorno dei bumster, i pantaloni a vita estremamente bassa introdotti da Alexander McQueen negli anni Novanta. Seán McGirr ne riprende la costruzione, adattandola a pantaloni sartoriali e gonne attraverso fibbie metalliche, zip e dettagli regolabili. L’abbassamento della linea della vita modifica radicalmente le proporzioni della figura, trasformando un elemento storico del linguaggio McQueen in uno strumento per esplorare il rapporto contemporaneo con il corpo e la sua esposizione.

Anche il corsetto viene reinterpretato, allontanandosi dalla funzione tradizionale di struttura rigida destinata a modellare il busto. Allacciature, tagli e pannelli aderenti diventano elementi compositivi applicati ad abiti, gonne e calzature. Il corpo non viene semplicemente contenuto, ma partecipa alla costruzione della silhouette attraverso aperture, tensioni e superfici che ne seguono le forme.

Con il procedere della sfilata, il rigore delle prime uscite lascia spazio a un immaginario più vicino alla natura. Stampe astratte derivate da immagini di insetti compaiono su abiti in seta paracadute, caratterizzati da volumi ampi e leggeri. Le superfici vengono attraversate da sfumature ottenute con vernici spray, mentre ricami e applicazioni decorative introducono riferimenti al fuoco, alle scintille e alla trasformazione della materia.

Questa progressione trova una delle sue espressioni più elaborate negli abiti da sera. Strati di chiffon di seta si sovrappongono a strutture scolpite e drappeggiate, formando prolungamenti irregolari che ricordano lingue di fuoco. Le decorazioni si sviluppano dal corpo verso l’esterno, creando un’impressione di movimento e dissoluzione, mentre i passaggi cromatici dal giallo e dall’arancione alle tonalità più scure evocano il processo della combustione.

Anche l’accostamento dei materiali contribuisce a questa tensione. Pelle tagliata e intrecciata, elementi metallici, jacquard floreali e tessuti leggeri vengono combinati in una successione di superfici compatte e trasparenti. Le lavorazioni, spesso volutamente irregolari o sfrangiate, attenuano la rigidità delle strutture sartoriali senza eliminarne la precisione tecnica.

La collezione sviluppa così un percorso nel quale l’abito passa gradualmente da una costruzione disciplinata a forme più libere e mutevoli. Il riferimento a The Wicker Man non si traduce soltanto in un insieme di immagini folkloristiche, ma diventa un principio organizzativo attraverso il quale Seán McGirr mette in relazione la tradizione sartoriale della Maison, la fisicità del corpo e la trasformazione delle forme.

Collezione Autunno/Inverno 2026–2027 – Tra apparenza e intimità

Presentata l’8 marzo 2026 al Tennis Club de Paris, la collezione Autunno/Inverno 2026–2027 di Seán McGirr per Alexander McQueen esplora il contrasto tra l’immagine che costruiamo per presentarci agli altri e una dimensione più intima, fatta di emozioni, vulnerabilità e desideri. In una società caratterizzata dalla continua esposizione attraverso i media digitali, lo stilista riflette sulla necessità di controllare la propria immagine e sulla difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che appartiene alla rappresentazione di sé.

Tra i riferimenti cinematografici compare Safe (1995), film diretto da Todd Haynes e interpretato da Julianne Moore. La protagonista, una casalinga della California benestante, sviluppa una serie di disturbi che attribuisce all’ambiente circostante, mentre la sua esistenza apparentemente perfetta si trasforma progressivamente in una condizione di isolamento e inquietudine. McGirr riprende da questo racconto soprattutto la tensione psicologica tra perfezione esteriore e disagio interiore, traducendola in una collezione nella quale le superfici ordinate nascondono costruzioni complesse, materiali sovrapposti e dettagli inattesi.

La scenografia, progettata da Tom Scutt, contribuisce a rendere visibile questa contrapposizione. Lo spazio viene trasformato in un labirinto di tende semitrasparenti color avorio, attraverso le quali le modelle appaiono e scompaiono prima di raggiungere la parte centrale della passerella. La musica originale di A. G. Cook accompagna una presentazione caratterizzata da un’atmosfera sospesa, mentre alcune modelle indossano o portano con sé maschere che nascondono il volto. Al termine della sfilata, le tende si sollevano, rivelando contemporaneamente tutte le figure riunite al centro.

La collezione introduce una silhouette che recupera alcune proporzioni degli anni Sessanta, con minigonne, abiti corti a trapezio e piccoli cappotti aderenti nella parte superiore e svasati verso l’orlo. Tra i riferimenti compare Mary Quant, stilista britannica associata alla diffusione della minigonna e alla trasformazione dell’abbigliamento giovanile nella Londra del decennio. Seán McGirr ne riprende le forme compatte, modificandole attraverso gonne portate basse sui fianchi, tasche applicate di dimensioni accentuate e volumi che si allontanano dal corpo.

La sartoria conserva una costruzione precisa, ma viene attraversata da interventi che ne alterano l’equilibrio. Le giacche presentano spalle definite, vite modellate e chiusure spostate rispetto alla tradizionale posizione centrale. Alcuni modelli utilizzano un unico gancio metallico per trattenere i due lati del davanti, richiamando le soluzioni sperimentate da Alexander McQueen nella collezione La Poupée Primavera/Estate 1997. Altri capi recuperano le chiusure diagonali e i tagli asimmetrici della collezione Dante Autunno/Inverno 1996–1997, mentre i colletti a cascata introducono un movimento più fluido all’interno di strutture rigorosamente definite.

Un ruolo importante è affidato alla trasformazione dei materiali tradizionali. La pelle assume riflessi cangianti e perlescenti nei trench, mentre il mikado di seta, tessuto compatto e sostenuto, viene sottoposto a tagli che interrompono la continuità delle superfici. I jacquard floreali presentano effetti increspati e irregolari, allontanandosi dalla perfezione decorativa normalmente associata a queste lavorazioni. La palette cromatica comprende nero, marrone, grigio, tonalità ghiacciate e sfumature delicate di lilla, con contrasti che accentuano la diversa consistenza dei tessuti.

Il rapporto tra abbigliamento domestico e guardaroba da esterno costituisce un altro elemento della ricerca. Le bed jackets, piccole giacche tradizionalmente indossate sopra gli indumenti da notte, vengono reinterpretate come bomber trapuntati con motivi di rose. Le sottovesti e i capi ispirati alla lingerie si trasformano in abiti leggeri e trasparenti, sovrapposti a bustier, pantaloni sartoriali e strutture più compatte. Ciò che normalmente appartiene alla sfera privata viene così trasferito nello spazio pubblico, modificando il rapporto tra funzione originaria e immagine dell’indumento.

Particolarmente elaborate sono le lavorazioni del pizzo e dei ricami floreali. Il pizzo non viene utilizzato soltanto come decorazione applicata alla superficie, ma inserito tra sottilissimi strati di organza, diventando una componente interna della costruzione. Seán McGirr sviluppa anche una ricerca sulle immagini dei fiori intrappolati nel ghiaccio, fotografati dopo essere stati sottoposti a fratture e deformazioni. Da questa sperimentazione derivano motivi floreali dall’aspetto irregolare, nei quali la delicatezza naturale del fiore convive con una sensazione di immobilità e costrizione.

La stessa attenzione al rapporto tra materia e percezione emerge nei ricami che imitano le piume, realizzati combinando filati metallici, punti di ricamo e organza. L’effetto trompe-l’œil, espressione francese che indica un artificio visivo capace di simulare materiali o forme differenti da quelli realmente utilizzati, introduce una componente di ambiguità: ciò che sembra leggero e naturale è in realtà il risultato di una costruzione tessile complessa. Accanto a queste lavorazioni compare anche un capo realizzato a mano attraverso l’intreccio di piccoli anelli e filati in Lurex, materiale sintetico dall’aspetto metallico, che richiama la struttura di una cotta di maglia.

Gli accessori contribuiscono a rafforzare questa alternanza tra protezione ed esposizione. Gli stivali alti accompagnano le silhouette più corte, mentre il celebre foulard con il motivo dei teschi ritorna in tonalità attenuate, accostato a giacche di ispirazione militare e pantaloni a vita bassa. Le maschere che nascondono o trasformano il volto rendono esplicito il tema della rappresentazione personale, introducendo un elemento teatrale che contrasta con l’apparente familiarità di numerosi capi.

La sfilata si conclude con un abito bianco dalla costruzione scultorea, ricoperto di fiori tridimensionali ricamati a mano. Le applicazioni si sviluppano sulla superficie del tessuto e intorno al capo, formando volumi irregolari che modificano la silhouette. Dopo una successione di figure caratterizzate da maschere, sovrapposizioni e strutture contenitive, quest’ultima uscita introduce un’immagine di maggiore apertura, nella quale la natura sembra prevalere sulle forme costruite.

Con l’Autunno/Inverno 2026–2027, Seán McGirr approfondisce alcune ricerche già presenti nelle collezioni precedenti, in particolare la trasformazione della sartoria, il rapporto tra corpo e indumento e l’utilizzo di tecniche decorative capaci di modificare la percezione dei materiali. Il riferimento alla storia di Alexander McQueen rimane riconoscibile, ma viene messo in relazione con una riflessione contemporanea sull’identità e sulla continua oscillazione tra desiderio di esprimersi e necessità di proteggersi.

Collezione Primavera/Estate 2027 – Londra, tra sartoria e cultura rave

Il 20 settembre 2026, Seán McGirr presenta la collezione Primavera/Estate 2027 di McQueen a Londra, riportando la Maison sulle passerelle ufficiali della London Fashion Week. Il ritorno nella città dove Alexander McQueen aveva costruito il proprio linguaggio creativo diventa l’occasione per esplorare due aspetti apparentemente opposti della cultura britannica: la tradizione sartoriale e l’energia delle sottoculture urbane.

McGirr sviluppa questa contrapposizione partendo da un riferimento artistico preciso, il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, dipinto rinascimentale conservato alla National Gallery di Londra, che aveva scoperto durante gli anni della propria formazione. Alla compostezza delle figure, alla geometria della composizione e alla dimensione spirituale dell’opera affianca l’immaginario della cultura rave londinese, con i suoi ambienti notturni, la musica elettronica e un abbigliamento che spesso utilizza la provocazione come forma di espressione.

La sfilata si svolge nell’Undercroft della Lincoln’s Inn Chapel, un ambiente storico caratterizzato da volte gotiche e pavimenti in pietra, trasformato in uno spazio scenografico essenziale da Tom Scutt. La musica originale di A. G. Cook, accompagnata dalle voci del coro Shards Voices, introduce un contrasto tra sonorità elettroniche e suggestioni liturgiche, riprendendo il dialogo tra sacro e profano che attraversa la collezione.

La sartoria costituisce uno degli elementi centrali della proposta. Le giacche presentano spalle molto pronunciate, vite alte e strette e linee allungate, mentre alcune costruzioni modificano il rapporto tradizionale tra busto e maniche. In particolare, Seán McGirr sviluppa una serie di giacche dalle spalle chiuse e ripiegate verso l’interno, che ricordano ali d’angelo raccolte dietro il corpo. Il riferimento religioso viene così tradotto in una soluzione strutturale, ottenuta attraverso il taglio e l’organizzazione dei volumi.

Accanto a queste forme scultoree compaiono completi più rigorosi, nei quali la precisione della sartoria britannica viene accentuata da proporzioni volutamente esasperate. Tre silhouette maschili sono realizzate in collaborazione con Huntsman, storica sartoria di Savile Row che aveva già lavorato con Alexander McQueen nel 2002 e nel 2012. I completi, confezionati con lane britanniche tradizionali, presentano spalle allargate, busti aderenti e una linea della vita particolarmente alta, recuperando anche alcune caratteristiche della sartoria anticonformista di Tommy Nutter, figura che negli anni Sessanta aveva contribuito a rinnovare l’immagine di Savile Row.

La costruzione sartoriale viene continuamente messa in relazione con elementi provenienti dall’abbigliamento contemporaneo. Giacche dalle linee severe si accompagnano a gonne corte e voluminose, realizzate attraverso sovrapposizioni di balze e tessuti leggeri. La rigidità della parte superiore contrasta con il movimento delle gonne, mentre alcuni capi introducono tagli che lasciano scoperte porzioni del busto o della schiena.

Negli abiti da sera, Seán McGirr sviluppa ulteriormente questo rapporto tra costruzione e libertà. Il raso lucido e laccato viene modellato in forme aderenti, successivamente interrotte da interventi di drappeggio e strutture che sembrano attraversare il corpo. I corsetti, talvolta aperti sulla schiena, si prolungano oltre la linea delle spalle, trasformando il busto in una composizione tridimensionale nella quale la struttura interna diventa parte dell’immagine esterna dell’abito.

Il lavoro sui tessuti introduce una dimensione più leggera e mutevole. Tulle dalle tonalità fumose, organza riflettente e stampe floreali dai colori acidi richiamano le luci artificiali degli ambienti notturni. I motivi decorativi vengono sovrapposti e modificati, mentre alcuni jacquard sfumano progressivamente nell’organza trasparente, creando superfici nelle quali il disegno sembra dissolversi. Applicazioni metalliche a forma di foglia attraversano giacche e abiti, interrompendo la regolarità del tessuto con riflessi luminosi.

Tra le lavorazioni più elaborate compare un abito costruito attraverso piccoli motivi metallici a forma di teschio lavorati all’uncinetto e collegati tra loro. Il motivo, da tempo associato all’immaginario McQueen, viene trasformato in una superficie complessa, nella quale il singolo elemento decorativo partecipa alla definizione dell’intero indumento. La ripetizione dei teschi produce un effetto simile a una maglia metallica, pur conservando la riconoscibilità di ciascun elemento.

McQueen, In the Atelier – Look 29. Un approfondimento sulla realizzazione dell’abito della Primavera/Estate 2027, caratterizzato da motivi metallici a forma di teschio, lavorati all’uncinetto e impreziositi da cristalli e perle.

Un ruolo significativo è affidato agli accessori e agli ornamenti corporei, soprattutto attraverso il ritorno di Shaun Leane, gioielliere britannico che aveva collaborato con Lee Alexander McQueen a partire dal 1995. Per la Primavera/Estate 2027, Leane realizza un’imbracatura scultorea in argento riciclato, lavorata a mano e presentata nell’ambito del suo nuovo atelier, denominato 12. L’oggetto segue e attraversa il corpo, trasformando il metallo in una struttura che partecipa direttamente alla silhouette.

La collaborazione comprende anche la ripresentazione di due opere storiche: ornamenti per il capo provenienti dalle collezioni Joan Autunno/Inverno 1998–1999 e Pantheon ad Lucem Autunno/Inverno 2004–2005. La presenza di questi oggetti introduce un collegamento materiale con la storia della Maison, riunendo lavori realizzati in epoche differenti all’interno di una nuova presentazione.

Anche le acconciature contribuiscono alla costruzione delle figure. Anthony Turner modella i capelli in due punte rialzate, simili a corna, richiamando l’immaginario della cultura rave britannica e, in particolare, l’aspetto del musicista Keith Flint, membro dei Prodigy. Il trucco, curato da Daniel Sällström, mantiene invece un aspetto relativamente essenziale, lasciando che siano le forme dei capelli e degli abiti a definire l’identità visiva dei modelli.

La Primavera/Estate 2027 riunisce così alcune delle principali ricerche sviluppate da Seán McGirr durante il suo incarico: la trasformazione delle strutture sartoriali, il rapporto tra corpo e indumento, l’incontro tra materiali tradizionali e lavorazioni sperimentali. Il ritorno a Londra permette inoltre di mettere in relazione queste ricerche con il contesto culturale da cui era nato il lavoro di Alexander McQueen, senza limitarsi alla riproduzione delle sue forme storiche.

La conclusione della direzione creativa (2026)

Il 15 ottobre 2026, il gruppo Kering annuncia la conclusione dell’incarico di Seán McGirr come direttore creativo di Alexander McQueen, a tre anni dalla sua nomina. La notizia arriva poche settimane dopo la presentazione della Primavera/Estate 2027 a Londra, che diventa così l’ultima collezione dello stilista per la Maison.

Nel comunicato ufficiale, Luca de Meo, amministratore delegato di Kering, ringrazia Seán McGirr per il lavoro svolto e indica la volontà del gruppo di definire una nuova direzione creativa, riaffermando il ruolo della sartoria, della sperimentazione e dello spirito anticonformista nella storia di Alexander McQueen. Gianfranco D’Attis, presidente e amministratore delegato della Maison, sottolinea invece il contributo dello stilista al rinnovato legame con Londra e con la sua cultura contemporanea. L’annuncio non specifica le ragioni dell’uscita, né comunica il nome del successore.

Nelle proprie dichiarazioni, Seán McGirr riconduce il lavoro compiuto alla ricerca di un equilibrio tra una bellezza istintiva e profondamente umana e il rigore sartoriale che appartiene alla tradizione della Maison. Ricorda inoltre l’importanza del lavoro collettivo dello studio creativo, dell’atelier e degli artigiani che hanno contribuito alla realizzazione delle collezioni.

Tra il debutto parigino del marzo 2024 e il ritorno a Londra del settembre 2026, il percorso di Seán McGirr si è sviluppato attraverso una progressiva esplorazione del patrimonio creativo di Alexander McQueen. La deformazione delle silhouette, la ricerca sui materiali, il rapporto tra corpo e costruzione sartoriale e l’attenzione alle culture giovanili hanno costituito alcuni degli elementi ricorrenti del suo lavoro. Accanto ai riferimenti storici alla Maison, sono emersi interessi personali legati alla tradizione irlandese, alla musica, al cinema e alla cultura urbana britannica.

La sua direzione creativa rappresenta dunque una fase distinta nella storia di Alexander McQueen, durante la quale il confronto con l’eredità del fondatore ha accompagnato il tentativo di sviluppare un linguaggio contemporaneo. Le collezioni presentate tra il 2024 e il 2026 rimangono la testimonianza di questa ricerca, delle sue trasformazioni e delle differenti interpretazioni attraverso le quali Seán McGirr ha affrontato l’identità della Maison.

Bibliografia e fonti documentarie

La ricostruzione del percorso professionale di Seán McGirr e delle collezioni realizzate per Alexander McQueen tra il 2024 e il 2026 si basa su comunicati istituzionali, interviste, documentazione originale della Maison e recensioni pubblicate in occasione delle sfilate. Particolare attenzione è stata riservata alle fonti che permettono di distinguere le intenzioni dichiarate dallo stilista, le caratteristiche materiali degli abiti e le interpretazioni della critica.

Biografia, formazione e direzione creativa

Kering, Seán McGirr nominato Direttore Creativo di Alexander McQueen, 3 ottobre 2023. Comunicato ufficiale.

Documento istituzionale relativo alla nomina di McGirr. Ricostruisce sinteticamente la formazione alla Central Saint Martins e le precedenti esperienze professionali presso Uniqlo, Dries Van Noten e JW Anderson.

Nicole Phelps, «Voglio far entrare la luce»: intervista a Seán McGirr, direttore creativo di Alexander McQueen, Vogue Italia, 2 marzo 2024. Leggi l’intervista.

Intervista pubblicata alla vigilia del debutto. Documenta le intenzioni creative dello stilista, il suo rapporto con l’eredità di Lee Alexander McQueen e la volontà di introdurre un linguaggio legato alla cultura giovanile.

Hayley Maitland, Seán McGirr: «Il mio McQueen all’insegna dell’energia giovanile e dell’animale dentro ognuno di noi», Vogue Italia, 16 dicembre 2024. Leggi il ritratto biografico.

Ampio profilo dello stilista, particolarmente importante per gli anni della formazione, il rapporto con Louise Wilson, la collezione di diploma e le esperienze culturali vissute tra Londra, Tokyo, Parigi e Anversa.

Kering, Alexander McQueen annuncia l’uscita del Direttore Creativo Seán McGirr, 15 ottobre 2026. Comunicato ufficiale.

Fonte primaria sulla conclusione dell’incarico, contenente le dichiarazioni di Luca de Meo, Gianfranco D’Attis e Seán McGirr. Costituisce il principale riferimento documentario per l’ultimo capitolo della pagina.

Documentazione delle collezioni e delle lavorazioni d’atelier

McQueen, Spring Summer 2025: Creating the Banshee Hair. Documentazione ufficiale dell’atelier.

Approfondimento sulla tecnica di manipolazione dell’organza utilizzata nella Primavera/Estate 2025. Spiega come la leggenda irlandese della Banshee sia stata tradotta in una lavorazione tessile capace di evocare sottili ciocche di capelli.

McQueen, Autumn Winter 2025: Sunflowers. McQueen – Autunno/Inverno 2025: Girasoli.

Documentazione sul significato del girasole nella collezione dedicata al dandismo e sulle tecniche di ricamo e tessitura impiegate dall’atelier, comprese le lavorazioni dei jacquard metallici realizzati a Como.

McQueen, Documenting McQueen Autumn Winter 2025. Documentario ufficiale.

Filmato di Daniel Wheatley che segue la preparazione della collezione, dal taglio dei tessuti alle prove degli abiti, documentando il lavoro collettivo dello studio creativo e dell’atelier.

McQueen, Spring Summer 2026 Show. Presentazione ufficiale della collezione.

Documentazione della sfilata ispirata a The Wicker Man, con informazioni sui riferimenti culturali, sulla scenografia e sulle lavorazioni dei capi.

McQueen, Autumn Winter 2026 Show. Documentazione ufficiale della collezione.

Presentazione della collezione dedicata al rapporto tra identità pubblica e dimensione privata. Utile per approfondire la costruzione sartoriale, le lavorazioni floreali, i ricami e l’impiego dei materiali.

McQueen, Spring Summer 2027 Show, Londra, 20 settembre 2026. Documentazione ufficiale della sfilata.

Fonte primaria sull’ultima collezione di McGirr per la Maison, con note creative, immagini degli abiti e informazioni sulle collaborazioni con Huntsman e Shaun Leane.

Recensioni e analisi delle collezioni

Sarah Mower, McQueen Fall 2024 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 3 marzo 2024. Recensione e archivio fotografico.

Analisi del debutto di McGirr, con particolare attenzione alla compressione delle silhouette, alla maglieria e alla reinterpretazione di The Birds del 1995.

Nicole Phelps, McQueen Spring 2025 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 28 settembre 2024. Recensione e archivio fotografico.

Esamina la seconda collezione, il riferimento alla Banshee e l’evoluzione del rapporto tra sartoria, abiti da sera e patrimonio storico della Maison.

Nicole Phelps, McQueen Fall 2025 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 8 marzo 2025. Recensione e archivio fotografico.

Approfondisce il tema del dandismo vittoriano, i riferimenti a Charles Dickens e Oscar Wilde e la costruzione delle silhouette.

Mark Holgate, McQueen Spring 2026 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 6 ottobre 2025. Recensione e archivio fotografico.

Analizza la collezione ispirata a The Wicker Man, il recupero dei bumster e la trasformazione delle uniformi attraverso la sartoria.

Nicole Phelps, McQueen Fall 2026 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 8 marzo 2026. Recensione e archivio fotografico.

Esamina il riferimento al film Safe di Todd Haynes, le proporzioni ispirate agli anni Sessanta e i collegamenti con alcune collezioni storiche del fondatore.

Luke Leitch, McQueen Spring 2027 Ready-to-Wear, Vogue Runway, 20 settembre 2026. Recensione e archivio fotografico.

Documenta il ritorno a Londra, il rapporto tra cultura rave e tradizione sartoriale, i riferimenti a Piero della Francesca e le collaborazioni artigianali della collezione.

La ricezione critica e le interpretazioni della stampa

Ana Colón, Seán McGirr Makes His Debut at Alexander McQueen, Fashionista, 2 marzo 2024. Leggi la recensione.

Valutazione critica della prima sfilata, che si concentra sulla distanza tra le intenzioni dichiarate dallo stilista e alcuni risultati formali, soprattutto in relazione alla vestibilità e alla coerenza complessiva della proposta.

Angela Baidoo, Alexander McQueen Fall 2024 Fashion Show Review, The Impression, marzo 2024. Leggi la recensione.

Lettura più favorevole del debutto, che riconosce nella sperimentazione dei volumi e nella ricerca di una nuova energia creativa alcuni elementi di interesse. Permette di documentare la varietà delle reazioni iniziali.

Ana Colón, At McQueen, Seán McGirr Unmasks the Id and Superego, W Magazine, 9 marzo 2026. Leggi l’approfondimento.

Articolo con dichiarazioni dirette di McGirr sulla collezione Autunno/Inverno 2026–2027. Particolarmente utile per la ricerca sui fiori congelati, i pizzi inseriti nell’organza e la tensione tra rappresentazione pubblica e identità personale.

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