“THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006

La sfilata “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 non è stata una semplice presentazione di moda; è stata un’epifania, un momento in cui la passerella si è trasformata in un portale verso la storia, il trauma e la bellezza ancestrale.

Con questa collezione, Lee McQueen ha deciso di fare ritorno alle sue radici scozzesi, rielaborando la tragica battaglia di Culloden del 1746. In “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006, il lutto si fa stile, diventando una narrazione visiva che ancora oggi, a distanza di anni, continua a scuotere le coscienze.

Il Palais Omnisports de Paris-Bercy di Parigi, ospita questa collezione che Alexander McQueen dedica a Isabella Blow, e che presenta su un palcoscenico quadrato con una piramide di vetro al centro.

McQueen dichiara che la sua idea è quella di voler “mostrare un lato più poetico” del suo lavoro.

Ispirato dalle sue origini scozzesi, dall’amore per il mondo della natura, ma anche dall’opera Macbeth di William Shakespeare, crea la storia delle vedove dopo la battaglia di Culloden nel 1746.

Questa battaglia segna la sconfitta della rivolta Giacobita e la vittoria dell’Inghilterra sulla Scozia.

Con Widows of Culloden, McQueen ritorna ai suoi elementi distintivi: rivediamo la raffinata sartorialità, le silhouette modificate, ma anche un’atmosfera romantica e al tempo stesso oscura.

L’aspetto leggero ed etereo di molti look ricorda il periodo creativo di McQueen da Givenchy, dove ha appreso l’uso delle flou.

L’abito tradizionale delle Highlands fa capolino in molti look, declinato nel tartan, nei tweed, la maglia Aran, il broccato, e il velluto nero che lo stilista ibrida anche con organza e chiffon.

Per enfatizzare l’aspetto cruento della battaglia, gli abiti in chiffon sono strappati e con orli scuciti, mentre altri hanno un aspetto invecchiato.

Il tartan che usa è quello della sua famiglia con i colori rosso, giallo e nero, arricchiti con il tradizionale féileadh-mór (il grande tessuto che viene avvolto intorno al corpo e fermato da una cintura) e il kilt.

I riferimenti al mondo della caccia sono intuibili dall’uso di pellicce e accessori con piume di uccelli selvatici.

Molti cappelli, realizzati dal modista Philip Treacy, richiamano il simbolismo associato agli uccelli.

Alexander McQueen incorpora, in questa collezione, molti riferimenti sia storici, che ad altri stilisti.

Le silhouette ad S richiamano la moda di fine 1800, mentre la vita stretta, l’uso dei bustini, la sartorialità dalle forme attillate e le giacche con la cintura sono un riferimento sia alla moda vittoriana, che alla moda degli anni’50.

I cappelli alati si riferiscono ad Elsa Schiaparelli, gli abiti da sera, invece, si ispirano all'”abito conchiglia” che John Galliano disegnò nel 1987.

La prima parte della sfilata è dedicata a maglioni, abiti in tweed su misura, maglie Aran e broccati in tonalità tenui e neutre, che cedono il passo ad abiti scuri, tartan e pelle nera.

Per la sera il colore predominante è il nero, mentre nel finale i colori tornano ad essere più chiari.

Lo spettacolo si conclude con una proiezione, all’interno della piramide, della modella Kate Moss in abito di chiffon a grandezza naturale.

E’ la prima sfilata di moda che impiega questo effetto illusorio.

Della collezione, la critica, ha apprezzato la maestria nella sartorialità e l’equilibrio tra l’artigianalità e la praticità commerciale.

Viene considerata una tra le migliori sfilate dello stilista, non solo per le creazioni, ma anche per lo spettacolo illusorio del finale.

Lo spettacolo si è aperto con un abito in tweed con collo di pelliccia, camicia color crema con volant sul davanti e stivali in pelle color cuoio.

Il look era abbinato al copricapo “Bird’s Nest”, realizzato da Philip Treacy, con un nido di uccello argentato circondato da un paio di ali di anatra selvatica con uova blu in cristalli Swarovski al quarzo , create dal gioielliere Shaun Leane.

Abito lungo ricoperto interamente di piume di fagiano con busto allungato e parte inferiore svasata nello stile di fine ‘800.

La ricercatrice Kate Bethune ne ha descritto la costruzione unica: “ciascuna delle piume è stata cucita a mano individualmente su un pezzo di nastro, e poi questi pezzi di nastro sono stati cuciti su una base di rete”.

Abito tartan monospalla con sottogonna in tulle , canottiera di tessuto trasparente con disegni di rose nere, che creano l’illusione di tatuaggi su braccia e petto .

La vita è sottolineata da una grande cintura in pelle scura con fibbia celtica. All’abito è abbinato il copricapo “Bird Skull”, composto da piume nere e un teschio d’aquila con cassa in argento incastonato con cristalli Swarovski scuri.

L’abito lungo color avorio in tulle di seta e pizzo con un copricapo a forma di corna di cervo indossato dalla modella Raquel Zimmermann, è uno tra i più discussi della collezione.

Il copricapo, molto particolare, è confezionato con pizzo ricamato a mano drappeggiato e trafitto da un paio di corna in perspex bianco traslucido.

ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET

ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET

ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET

ABITO scheda tecnica mostra Savage Beauty MET

Il concetto: tra memoria e fantasmagoria

Il fulcro di “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 è il superamento del confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Il concept ruota attorno alla figura della vedova di guerra, una donna sospesa nel tempo, avvolta in un’aura di malinconia vittoriana e fierezza celtica.

Lo stilista non voleva solo rievocare il passato, ma trasformarlo in un’esperienza sensoriale tangibile.

In “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006, ogni uscita è una stratificazione di ricordi, dove il tartan si mischia al merletto in un abbraccio che sa di terra, nebbia e brughiera.

Tessuti e una sartoria che racconta storie

Dal punto di vista tessile, la collezione è un prodigio.

McQueen utilizza il tartan in modo rivoluzionario, trasformandolo da pattern tradizionale a elemento scultoreo.

In “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006, vediamo l’impiego magistrale di lane pesanti e tweed che contrastano con la fragilità quasi eterea di tulle, chiffon e pizzi antichi.

I volumi sono architettonici: le gonne si gonfiano come campane, mentre le giacche sartoriali definiscono una silhouette rigida, quasi vittoriana, che protegge il corpo anziché rivelarlo soltanto.

La materia in “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 diventa essa stessa una testimone del tempo che passa.

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Tagli: un rigore che toglie il fiato

I tagli riflettono la disciplina dell’alta sartoria britannica, ma con quel tocco di destrutturazione che era il marchio di fabbrica dello stilista.

In “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006, le giacche sono serrate in vita, le spalle definite con una precisione chirurgica, e ogni orlo sembra carico di un peso emotivo specifico.

Non c’è nulla di lasciato al caso: la costruzione degli abiti serve a enfatizzare la postura altera delle modelle, facendole apparire come apparizioni ultraterrene che camminano su una terra di nessuno.

Make-up e capelli: la bellezza dello spettro

Il beauty look scelto per “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 è fondamentale per calarci nell’atmosfera.

I volti sono pallidi, quasi diafani, con labbra che richiamano sfumature scure e terrose, sottolineando un senso di decadenza romantica.

Le acconciature sono spesso ornate con corna di cervo o piume di uccelli, elementi naturali che si intrecciano ai capelli in modo arcaico.

Questo styling conferisce alle modelle un’aria animale e, al tempo stesso, spirituale, rendendo ogni donna in “THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 una creatura uscita direttamente da una ballata popolare del XVIII secolo.

L’impronta indelebile del finale

Non si può parlare di questa collezione senza citare l’iconico finale: l’ologramma di Kate Moss che danza al centro della stanza.

Quel momento ha ridefinito il modo in cui pensiamo agli show.

“THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 ci ha ricordato che la moda può essere tecnologia pura e magia atavica allo stesso tempo.

L’ologramma, etereo e quasi irraggiungibile, incarna perfettamente lo spirito di una vedova che danza con i ricordi.

È stato il picco emotivo di una collezione che ha saputo fondere il lutto individuale con una tragedia collettiva.

"THE WIDOWS OF CULLODEN" ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006
"THE WIDOWS OF CULLODEN" ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 36

Conclusione: un’eredità intramontabile

Guardare oggi a questo show significa confrontarsi con un genio che non aveva paura di guardare nell’abisso della storia per trovarne la bellezza più pura.

“THE WIDOWS OF CULLODEN” ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 rimane, nella memoria collettiva, una delle vette artistiche del secolo scorso.

È un’opera che parla di perdita, ma soprattutto di una dignità che non muore mai, nemmeno di fronte alla distruzione.

La capacità dello stilista di trasformare la sofferenza in puro incanto sartoriale è la lezione definitiva che questa collezione ci lascia in eredità.

Dietro l’effetto scenografico di The Widows of Culloden, si cela un lavoro di una precisione quasi ossessiva.

In questo video, possiamo finalmente sbirciare dietro il sipario e vedere da vicino come la visione di Lee McQueen prendeva forma, trasformando filati grezzi e lane pesanti in architetture sartoriali dal respiro eterno.

THE WIDOWS OF CULLODEN-DOCUMENTING MCQUEEN TAILORING
"THE WIDOWS OF CULLODEN" ALEXANDER MCQUEEN F/W 2006 37

Osservare la costruzione di questi capi è un vero atto di devozione verso l’alta moda: è qui che comprendiamo che la magia non risiede solo nel finale, ma in ogni singolo punto di cucitura.

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Ognuno di noi guarda alla moda attraverso la lente del proprio vissuto e del proprio gusto personale.

Sono davvero curiosa di sapere quale elemento di questa collezione così struggente e potente vi ha colpito di più o se, al contrario, avete percepito qualcosa di diverso guardando le immagini di questa storica sfilata.

Il confronto è ciò che rende vivo questo blog: vi va di raccontarmi la vostra impressione qui sotto?

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